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Diario | dissonanze | prospettive democratiche |
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30 dicembre 2014

una pizza in compagnia...




permalink | inviato da foglie il 30/12/2014 alle 16:49 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

24 novembre 2014

L'astensione e il PD

I risultati delle regionali, con la clamorosa dimensione raggiunta dall'astensionismo in Emilia-Romagna, hanno generato una raffica di reazioni, prevalentemente critiche contro il PD e Renzi. Gad Lerner parla dell'umiliazione del PD e dell'inizio della fine per Renzi. Pierluigi Battista è, al solito, un poco più salomonico: Senza colore L’astensionismo colpisce anche Forza Italia e M5S Ma per il Pd è più grave Il rigetto Lo scandalo dei fondi pubblici nutre la sfiducia per tutto il sistema. Molti altri commentatori, famosi e non, si esprimono su linee analoghe.

Ora, tutto ciò può esser vero, e il dato dell'astensione è certamente inquietante. Tuttavia, come al solito, le analisi corrono molto, ma molto, oltre i fatti reali. Confrontando i dati con quelli delle elezioni precedenti è infatti immediato osservare come l'astensione abbia colpito il PD in misura inferiore a quella di tutti gli altri partiti.

In queste elezioni, il PD ha avuto 535.109 voti e il 44,52%. Nel 2010, 857.613 voti, e il 40,64. Alle scorse politiche, in Emilia-Romagna, l'intera coalizione (PD+Sel+cespuglietti) guidata da Bersani, certo non sospettabile d'essere ostile al modello emiliano, prese il 40,15%
L'intero centro-destra, sommando anche NCD/UDC che sono andati divisi in entrambe le ultime regionali, ha ottenuto ieri 408.173 voti, e il 32,51%, mentre 941.540 voti e il 40,92% nel 2010.
Il M5S ha aumentato la sua percentuale rispetto al 2010, passando da 126.619 voti e il 7% a 167.022 e il 13%, ed è quindi l'unico partito ad aver aumentato i suoi voti in termini assoluti. Tuttavia il confronto con il più recente risultato delle politiche (25,5% a livello nazionale, 24,64% in Emilia-Romagna) rimane pesantemente negativo, checché ne dica Grillo.

In somma, nel calo generalizzato di voti, il PD è calato meno di tutti gli altri, aumentando il suo risultato percentuale sia rispetto alle precedenti regionali sia rispetto alle ultime politiche. Quest'ultimo raffronto è in particolare interessante, visto che l'intera coalizione di centrosinistra, guidata da Bersani, aveva allora ottenuto un risultato percentuale inferiore rispetto a quello ora ottenuto del solo PD. Tutto ciò avviene nel quadro degli scandali che hanno segnato la fine della precedente giunta a guida PD, delle tensioni tra Renzi e il modello di partito caro agli Emiliani-Romagnoli, e del relativo flop delle primarie.

Nonostante tutti gli elementi che sembrerebbero dover deprimere il voto per il PD in misura maggiore di quello per gli altri partiti, quel che in effetti avviene è che il PD cala meno di tutti gli altri. Ciò può avere varie spiegazioni. Può darsi che nonostante tutto "la ditta" resista ostinatamente e continui a votare per fedeltà. Può darsi che il Renzi sia riuscito a mettere una toppa, almeno parziale, al crollo del modello tradizionale di partito. Può darsi, e mi pare la cosa più probabile, che la crisi di tutti gli altri partiti sia assai più grave e profonda di quella del PD. Può darsi che altri fattori locali a me ignoti abbiano giocato un ruolo importante nell'arginare il crollo dei votanti del PD. Tutto può darsi, compresa una combinazione di tutti questi ed altri fattori.

Una cosa però non può darsi, essendo diametralmente opposta a quello che dicono i dati, vale a dire che questo risultato sia una punizione per il PD. Quale che sia la ragione, nel disastro dell'astensione dilagante – che oggettivamente rimane un disastro per la democrazia italiana – il PD regge relativamente meglio di tutti gli altri.
 Qualcuno lo spieghi ai nostri saggi commentatori.

30 giugno 2014

Il partito di Renzi (PdR)

Una volta ogni tanto, ma proprio tanto, qualcosa "dissuona" in modo così stridente che devo scriverne sul blog. Che non è vero e proprio un blog beninteso, e che, scrivendoci una volta l'anno, su una piattaforma peraltro non più così di successo, in realtà non legge nessuno, neanche quei due o tre che magari raggiungerei se ci scrivessi ogni giorno.

Sia come sia.


Il partito di Renzi. Ilvo Diamanti ha trovato, già da un poco, l'ultimo neologismo* rapido a prendere piede. In questa etichetta si riassumono atteggiamenti diversi e perfino opposti, c'è chi il PdR lo ama (presumibilmente molti di quelli che ora lo votano e prima no), chi lo considera una aberrazione della democrazia, e persino un Berlusconismo di sinistra, e chi invece come lo stesso Diamanti lo presenta come una diagnosi scientifica e "neutra".


Ci sarebbe molto da discutere, sul ruolo dei partiti e sul ruolo dei leader, su che cosa significhino davvero democrazia e partecipazione, così come più concretamente dei problemi e dei punti di forza di Matteo Renzi come leader della sinistra italiana. Ma prima di far ciò bisognerebbe capirsi e, per capirsi, questa etichetta del PdR non serve a nulla, è anzi un chiaro ostacolo.


Nessuno naturalmente può negare quanto Renzi sia diverso da chi lo ha preceduto, e quanto il PD da lui guidato differisca per immagine e contenuti da quello di Bersani, Franceschini, Veltroni, o dai partiti che hanno preceduto la confluenza unitaria.

E però, il "partito di Renzi".


Renzi, tralasciando fattori simbolici e organizzativi pur importanti,** è il leader di questo partito perché ha vinto le elezioni primarie (impropriamente chiamate primarie, ma tant'è). Renzi ha vinto le primarie, in larga parte a seguito della conclamata insipienza politica di chi lo ha preceduto, dopo averle perse l'anno precedente, ed essere rimasto nel partito e facendo la sua parte nella campagna elettorale, malauguratamente disastrosa a causa dell'insipienza di cui sopra, per le elezioni politiche. Renzi ha prima perso e poi vinto le primarie per la leadership dopo essere diventato sindaco di Firenze a seguito delle elezioni primarie locali, nelle quali sconfisse ("a sorpresa", ma quanto ci sorprendiamo facilmente) il candidato più vicino all'apparato di cui pochi ricordano il nome***. Nel mezzo, ha fatto la famosa Leopolda (1&2), lanciando lo slogan della rottamazione.

La rottamazione, della precedente classe dirigente, non del partito. La rottamazione: un programma di rinnovamento del Partito Democratico, non di qualcos'altro, non di un altro partito, non di un nuovo partito fondato ad hoc per il nuovo leader.

Il Partito Democratico, l’unico partito con la parola “partito” nel nome. L’unico partito con i circoli o sezioni che dir si voglia. L’unico partito che fa i congressi. L’unico partito che fa le feste dell’unità (peraltro recentemente rilanciate da quel pretino di Renzi). L’unico partito che fa le primarie, l’unico partito per il quale le primarie sono anzi elemento irrinunciabile (persino “mito fondativo”, dicevano spesso Parisi e Morando, tra gli altri). L’unico partito nel quale Renzi avrebbe potuto emergere (giudizio ipotetico, certo discutibile, ma ben fondato), e comunque l’unico partito in cui Renzi è, di fatto, emerso. Senza diventarne il proprietario, come Beppe Grillo è proprietario del M5S, né il sultano™/finanziatore come Berlusconi lo è di Forza Italia/fù PDL/fù Forza Italia.


Di Renzi e delle sue politiche potete pensare il bene o il male che volete,**** ma il punto è che avete potuto contribuire a sceglierlo, o a tentare di impedirne l’elezione, così come la prossima volta potrete, se lo vorrete, contribuire a tenerlo al suo posto oppure sostituirlo con qualcun altro che più vi piaccia. Questo lo potete fare, ad oggi e nel prevedibile futuro, soltanto nel Partito Democratico. Il PD, il mio partito, il partito di centinaia di migliaia di militanti e di milioni di elettori, il partito di Renzi sì, ma davvero, l’unico partito in cui Renzi sarebbe potuto capitare.



* Parentesi: Diamanti è bravissimo, ma così bravo, e anche così famoso, che forse potrebbe e dovrebbe sollevarsi al di sopra della facile moda sociologica delle etichette ad effetto, fatte solo per acchiappare l'attenzione svelta e scivolosa della società liquida™. 

** Renzi ha scelto di non mettere il suo nome sul simbolo; Renzi ha lasciato che fossero gli altri dirigenti, principalmente giovani da lui promossi, ad apparire in televisione a festeggiare la vittoria; Renzi è il primo segretario del PD che riunisce la segreteria e la direzione con regolarità, secondo le forme previste dallo statuto, anziché affidarsi ai vari caminetti™ o tortelli magici™ (!?!)...

*** Lapo Pistelli

**** Io penso, per grandi linee: 80€ e contestuale leggero spostamento della pressione fiscale su banche e rendite=benissimo, riforma del Senato=bene (ma era meglio prima della “regionalizzazione”), entrata nel PSE e Europeismo con riforme+flessibilità=bene, legge elettorale=schifo.




permalink | inviato da foglie il 30/6/2014 alle 14:38 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

9 maggio 2013

Il lavoro, e la lingua italiana




permalink | inviato da foglie il 9/5/2013 alle 22:6 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

6 maggio 2013

Andreotti

Ricordo che ero con un amico, camminavamo vicino al Pantheon, credo, parecchi anni fa ormai, eravamo poco più che ventenni.
Non ricordo esattamente come si arrivò a quel discorso, ma lo scambio di battute fu questo:
«certo, farà un effetto strano quando morirà Andreotti...»
lunga pausa e poi, più o meno all'unisono:
«... ammesso che noi ci saremo ancora...»



permalink | inviato da foglie il 6/5/2013 alle 13:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa

21 aprile 2013

In Grillo Veritas (2005!)

Per la prima volta da molto tempo mi sono messo a riguardare le poche cose episodicamente scritte su questo blog, e ne ho ritrovata una tra le primissime. Molto ma molto prima che si cominciasse a parlare del Movimento 5 Stelle e di Grillo come politico... ma certe cose, evidentemente, non cambiano.

Avevo naturalmente sbagliato, il comico non scherzava e non faceva satira, diceva proprio sul serio. La realtà in Italia immancabilmente supera ogni immaginazione.


19 agosto 2005

In Grillo veritas

Virgolettato di Beppe Grillo, ripreso da la Repubblica 

"Alle primarie del centrosinistra non mi candido perché vincerei io - afferma il comico in un'intervista che uscirà domani sull'Espresso - e poi io sono per la dittatura, tanto con la vostra democrazia non andiamo da nessuna parte" 

Naturalmente il comico scherza, fa satira. Non è il caso di prendersela a male con lui. Nella crudezza delle sue parole, questo è interessante notare, Grillo mette in evidenza idee che in qualche modo, spesso implicitamente, sono piuttosto diffuse. Al fondo del ragionamento (sintetizzo in due parole ma capitemi) c'è il giudizio a priori che noi siamo i buoni, o comunque dobbiamo esserlo, quindi se la nostra democrazia non fa le cose buone (e il blog di Grillo trabocca di denunce in proposito) significa che la democrazia non è buona e non fa per noi. 
Purtroppo nel mondo reale i buoni non sono così facilmente individuabili (lo fossero, la dittatura dei buoni sarebbe la miglior forma di governo senza dubbio... o no?) e nella politica la democrazia non è quel regime che prende le decisioni buone, ma solo quello che prende le decisioni democraticamente. Sacrificare la democrazia alla bontà, poiché questa bontà non si sa cosa o dove sia, porta tautologicamente al solo risultato di sacrificare la democrazia. 

Queste oggi sono solo parole innocue, ma sono sempre state la giustificazione ad ogni governo autoritario di fronte alla misera e relativista democrazia, persino nei lunghi secoli in cui questa pericolosa chimera, scomparsa da un mondo dominato dal dogmatismo, non poteva certo costituire un pericolo per l'autocratica bontà.




permalink | inviato da foglie il 21/4/2013 alle 17:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

20 aprile 2013

La domanda è ora una...

Berlusconi presidente della repubblica nel 2015, o già nel 2014?

Non si è mai visto nella storia un suicidio politico più eclatante di quello di questi ultimi giorni.



permalink | inviato da foglie il 20/4/2013 alle 16:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

30 settembre 2012

Wikipedia loop

Tra geeks e nerds spesso si sente dire che qualunque wiki walk, indipendentemente dal punto di partenza, conduce alla voce philosophy.
Ebbene, io ho provato con varie voci a caso, e alla filosofia non ci sono mai arrivato. Però, tutti i loop risultanti culminano con ancient Greek.



permalink | inviato da foglie il 30/9/2012 alle 16:31 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

24 aprile 2011

Santo, non subito

Qual è la differenza tra una informazione libera, ed una che non lo è?

Here it is: http://www.nytimes.com/2011/04/24/opinion/24dowd.html?hp

Progressista com'era riguardo queste questioni [la lotta contro i regimi comunisti e la critica del capitalismo], egli era inquietantemente reazionario riguardo le questioni sociali – contraccezioni, sacerdozio femminile, celibato del clero, divorzio e nuovo matrimonio. E certamente, Giovanni Paolo ha rinunciato al suo diritto alla beatificazione quando ha fallito nello stabilire un criterio legale per rimuovere i pedofili dal sacerdizio, voltandosi semplicemente dall'altra parte per molti anni.

Santo non subito! Come puoi essere un santo se manchi di proteggere bambini innocenti?

Non è il punto essere d'accordo o meno, e neanche soltanto il poter dire certe cose che qui nessuno si sogna. Ma è anche e soprattutto il "come" le si dicono, chiare, nette, comprensibili. Perché loro sì e noi no? Perché la nostra informazione, compresa in larga parte quella minoranza che è libera, non riesce quasi mai ad informare, razionalmente, chiaramente, il suo pubblico?




permalink | inviato da foglie il 24/4/2011 alle 5:36 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa